Rassegna di lotte operaie al tempo del coronavirus.
CORRIERE DELLA SERA PIEMONTE
Coronavirus, evacuate tre aziende in Piemonte: Teksid, M4U e Denso
A Carmagnola, Busano e Poirino lavoratori a casa e stop momentaneo della produzione
(non mi fa leggere altro ma mi pareva utile segnalarlo comunque, n.d.r.)
TELECITY NEWS 24 CASTELLETTO D'ORBA
ArcelorMittal, a Novi Ligure 7 giorni di sciopero proclamati dalle RSU
NOVI LIGURE – Le RSU dello stabilimento ArcelorMittal a Novi Ligure hanno proclamato 7 giorni di sciopero da sabato 14 a venerdì 20 marzo “a seguito della mancanza dei minimi requisiti di sicurezza contro il contagio di Covid-19”. “Abbiamo chiesto all’azienda di ricorrere agli ammortizzatori sociali ma la risposta è stata negativa, pur avendone la possibilità”, spiegano, “la salute e la sicurezza dei lavoratori per noi viene prima di tutto!”.
I sindacati chiedono la messa in sicurezza del personale in piccola e grande distribuzione
PIEMONTE – Riceviamo e pubblichiamo da Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS UIL.
In queste giornate particolari di emergenza legate al dilagare del Coronavirus
e alla necessità di limitare i contatti tra le persone, non tutti i lavoratori
possono permettersi di stare a casa. Infatti, come da Decreto, ci sono
settori particolarmente esposti, quelli che rientrano tra le categorie di
servizi indispensabili per la comunità: oltre al personale sanitario, al quale
rinnoviamo il nostro rispetto, vogliamo soffermarci sulla posizione degli
addetti alle vendite impegnati sia nella piccola che nella grande
distribuzione.
Da giorni ci arrivano segnalazioni di problematiche relative alla mancata attuazione delle disposizioni previste ed in particolare riguardo all’entrata scaglionata dei clienti che si recano nei negozi alimentari e nei supermercati per fare la spesa. Troppo spesso non viene rispettata la distanza di sicurezza tra clienti e clienti e personale inoltre ci sono problemi di approvvigionamento del materiale necessario per la sanificazione dei locali. Infine le mascherine e disinfettante per le mani, che metterebbero più al riparo gli addetti alle casse, non vengono spesso distribuite obbligando così i dipendenti a doversele procurare autonomamente.
Le priorità di CGIL, CISL e UIL per la sanità piemontese
PIEMONTE – Con una lettera rivolta al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, FP CGIL, CISL FP e UIL FPL “alla luce dell’evolversi della grave situazione emergenziale causata dall’epidemia Covid19, ritengono necessario assumere una ferma posizione rispetto a quanto sta accadendo all’interno delle Aziende Sanitarie regionali”. In particolare, vengono denunciati:
“Riteniamo”, proseguono, “che l’amministrazione regionale, onde mettere in piena sicurezza le lavoratrici e i lavoratori del SSR e il personale in appalto, anche superando le recenti disposizioni governative, debba in concreto:
“Certi che al termine di questa emergenziale e drammatica situazione, che acclara una volta di più quanto il nostro Sistema Sanitario Regionale Pubblico sia imprescindibile per garantire la protezione e la salute delle Persone”, concludono, “l’amministrazione regionale garantirà il dovuto riconoscimento valoriale, attraverso il rafforzamento dei finanziamenti e l’adeguato potenziamento degli organici”.
Legambiente Piemonte: “Inaccettabili denunce per aver chiesto chiarezza sulla TAV”
TORRAZZA – Riceviamo e pubblichiamo da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.
“Qualcosa
è cambiato?” Era questo il titolo del volantino con cui un gruppo di cittadini
attenti all’ambiente chiedeva conto dell’inversione di marcia del sindaco di
Torrazza, storicamente contrario alla presenza di un sito di stoccaggio dello
smarino proveniente dai cantieri TAV valsusini.
Chiedevano i dettagli del progetto, che tipo di materiale sarebbe potuto
arrivare nel sito, data la presenza di filoni amiantiferi nelle montagne
valsusine. Chiedevano tutela per un territorio che, nell’arco di pochi
chilometri già ospita depositi di scorie nucleari e altre discariche di rifiuti
(anche speciali). Sei di loro si sono visti denunciare per “procurato allarme”
e la Curia, proprietaria del salone parrocchiale in cui si sarebbe dovuto
svolgere l’incontro, ha ritirato l’autorizzazione all’utilizzo dello
stesso.
“E’ paradossale. Sembra che certi argomenti non si possano toccare – dice Giorgio Prino Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Appena si parla di TAV e indotto scattano meccanismi repressivi che non hanno ragion d’essere. I cittadini (fra cui un nostro associato) hanno chiesto chiarezza ed hanno rimediato una denuncia. Siamo e saremo al fianco dei nostri Circoli locali nel chiedere trasparenza. Sottolineiamo come sui progetti pubblici, e a maggior ragione su quelli che impattano su ambiente e che potrebbero impattare sulla salute umana, la chiarezza debba essere sempre totale”.
LA STAMPA ALESSANDRIA
Coronavirus e aziende, 7 giornate di sciopero all’ex Ilva di Novi Ligure: “Mancano i requisiti minimi di sicurezza”
La prima, di otto ore, proclamata domani, sabato 14 marzo
NOVI LIGURE. «La salute dei lavoratori per noi viene prima di tutto!». Le rappresentanze sindacali unitarie, dell’ex Ilva di Novi, oggi ArcelorMittal, hanno proclamato 7 giornate di sciopero, a partire dal primo turno di domani, sabato 14 marzo. La mobilitazione si protrarrà ininterrottamente fino al terzo turno compreso, di venerdì 20 marzo.
La decisione dello sciopero è stata presa a seguito della mancanza dei requisiti minimi di sicurezza contro il contagio da coronavirus. «Abbiamo chiesto all’azienda di ricorrere agli ammortizzatori sociali, ma la risposta è stata negativa pur avendone le possibilità» – dicono le Rsu di Novi.
CITTA' FUTURA ALESSANDRIA
La sig.ra Lagarde non ha fatto una gaffe
Certi
giornali, al soldo del neoliberismo dominante, vogliono stemperare la gravità
della gravissima e inopportuna esternazione, assai dannosa per l’Italia,
della signora Lagarde presidente della BCE, la banca di diritto privato, cui
gli Stati europei hanno conferito l’enorme potere di stampare e distribuire
denaro.
La signora Lagarde non ha fatto una gaffe, ma é stata sincera. Come fu sincera
quando, anni addietro, da direttore del Fondo monetario internazionale (FMI),
propose di aumentare l’età pensionabile e di diminuire l’assistenza sanitaria e
farmaceutica in favore dei più anziani. Tanto per dire con chi si ha a che
fare!
Non a caso la vittima prelibata di tale esternazione sono i Paesi più deboli
dell’eurozona e in particolare l’Italia, in questo momento alle prese con una
pericolosissima pandemia.
I gridolini, le rampognette mediatiche non servono a nulla, Ci vuole ben altro!
Partendo dal fatto notorio che, da tempo, i beni e i servizi basilari, strategici del nostro Paese sono in vendita. Il problema non é solo la signora Lagarde, ma anche tanti altri personaggi, operanti in Italia e all’estero, che hanno fatto e continuano a fare (con le privatizzazioni e con le manovre di Borsa) di tutto per passare dalla vendita alla “svendita” a prezzi stracciati. Siamo di fronte a una drammatica accelerazione di tale tendenza, che potrebbe essere agevolata anche dal pauroso crollo della Borsa di Milano di questi giorni. Del resto é comprovato che i grandi gruppi finanziari e industriali francesi sono fra i più interessati al mercato italiano, Semmai, bisognerebbe chiedersi perché di tutto ciò e altro non parlano (e soprattutto non agiscono con fatti concreti) tutti coloro che tengono in pugno il ns Paese: governanti, parlamentari, (di oggi e di ieri), giornalisti di grido o di cortile, capitani d’industria, ecc.
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collegato:
https://www.welfarenetwork.it/italia-la-borghesia-vendedor…
IL PICCOLO ALESSNADRIA e NOVI ONLINE
Sette giorni di sciopero all'Ilva
NOVI LIGURE - La rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Ilva di Novi Ligure, attualmente in gestione ad ArcelorMittal, ha dichiarato sette giorni di sciopero, ritenendo che in fabbrica non esistano i requisiti minimi di sicurezza contro il contagio da ‘Covid 19’.
“Abbiamo chiesto all’azienda di ricorrere agli ammortizzatori sociali - hanno informato i rappresentanti dei lavoratori - ma l’azienda è stata negativa”.
A giustificare la clamorosa forma di protesta è stato il ritardo nel far scattare le misure minime preventive, che erano state concordate dalla direzione dello stabilimento e dai sindacalisti nell’incontro di giovedì pomeriggio: “ Non hanno fatto nemmeno pulizia negli spogliatoi – brontolavano poco fa i lavoratori all’uscita del turno giornaliero di lavoro – con la scusa che anche in fabbrica si è in piena emergenza. Qui non ci sono nemmeno le mascherine”.
I sindacati hanno confermato di aver dato disponibilità all’azienda di essere disposti a rientrare in fabbrica per valutare la revoca dello sciopero nel qual caso venissero ripristinate le condizioni minime di sicurezza a prevenzione del contagio dal ‘Covid 19’. Alle 19 è ventilata una riunione a Roma tra i vertici italiani di ArcelorMittal e i componenti delle segreterie nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil.
A Novi Ligure la dichiarazione di sciopero è unitaria, mentre l’astensione dal lavoro per una settimana dichiarata ieri a Taranto dalla Fim Cisl è stata revocata oggi. Se non interverranno iniziative atte a scongiurare lo sciopero più lungo che si ricordi in città, l’astensione dal lavoro scatterà dal primo turno di domani, sabato, e proseguirà sino al terzo turno (compreso) di venerdì 20 marzo.
NOVI ONLINE, OVADA ONLINE, ACQUI NEWS
"Covid-19": stop alla consegna della posta nell'Ovadese
Arrivata la conferma ufficiale. L'elenco dei paesi coinvolti
OVADA - La notizia è stata comunicata ai sindaci nel primo pomeriggio dal responsabile dell'area Nord-Ovest di Poste Italiane. A partire da oggi e fino al prossimo 21 marzo l'azienda non effettuerà più il servizio di consegna della corrispondenza nei comuni dell'Ovadese. "Questo - si legge nella nota diffusa dalla società - a causa di un dipendente risultato positivo al COVID-19 del Centro Distribuzione di Ovada. Il servizio sarà sospeso fino ad almeno il 21 marzo 2020". La reazione dei sindaci dei paesi con meno abitanti - complice anche l'età avanzata di alcuni cittadini - non si è fatta attendere. «Ci faremo sentire - spiegano - con Poste Italiane del grave disagio che una decisione del genere potrà arrecare alla popolazione, esigendo un celere ripristino del servizio sospeso».
Sono serviti i comuni di Ovada, Belforte Monferrato, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d'Orba, Cremolino, Lerma, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, Silvano d'Orba, Trisobbio, Predosa, Francavilla Bisio, San Cristoforo, Capriata d’Orba, Molare e Tagliolo Monferrato.
LA STAMPA ASTI
Le fabbriche dell’Astigiano si svuotano per evitare gli assembramenti
Nelle fabbriche dell'astigiano cresce di ora in ora il tasso di assenteismo.
Le aziende in collaborazione con le rappresentanze sindacali stanno stringendo accordi per ridurre la produzione e il personale sul posto di lavoro in modo da evitare possibili assembramenti.
La Way Assauto, controllata da una multinazionale cinese, ha intanto chiuso lo stabilimento fino al 3 aprile e nei prossimi giorni presenterà richiesta di cassa integrazione.
Massima attenzione alla sicurezza alla Gate, del gruppo Johnson Electric sul mercato borsistico di Hong Kong: il 75% degli impiegati è a casa mentre il 10% lavora in smart working.
Chiuse le linee con produzione non essenziale, chi supera i 37,4 di febbre resta a casa con giornata retribuita. E' previsto l'utilizzo di mascherine e continue sanificazioni degli ambienti di lavoro.
Praticamente ferma la produzione alla Blutec, mentre alla Util di Villanova e all'Ocava di Ferrere al momento prosegue la normale attività. Personale dimezzato nei vari stabilimenti della Dierre di Villanova.
Collaborazione alla Saclà per salvaguardare il livello di produzione e la salute dei lavoratori.
LA STAMPA CUNEO
Allerta coronavirus, la Riva Acciaio di Lesegno accoglie la richiesta dei lavoratori di fermarsi fino al 23 marzo per precauzione
L’azienda dell’acciaio chiude per andare incontro alle richieste dei lavoratori preoccupati per l’epidemia di coronavirus. Accade alla RivaAcciaio di Lesegno, all’attivo circa 300 dipendenti. Lo stop produttivo scatterà stasera, venerdì 13 marzo, alle 22, con la fine del turno pomeridiano. “Pur riconoscendo all’azienda di aver messo in atto tutti i dispositivi possibili per garantire la sicurezza in fabbrica – spiega Mauro Cagno della Fim Cisl – tra i lavoratori rimangono ansia e apprensione, anche perché il tipo di lavorazioni che vengono eseguite nello stabilimento richiede comunque una certa vicinanza tra gli operai. Con questa richiesta abbiamo intavolato una trattativa con l’azienda che alla fine ha accettato lo stop produttivo fino al 23 marzo. La ringraziamo per la non facile scelta sostenuta”. La Riva Acciaio è dunque una delle prime aziende che accetta la sospensione della produzione su richiesta dei lavoratori. La ripresa produttiva è prevista per lunedì 23 marzo, dopo nove giorni di stop.
LA STAMPA TORINO
Coronavirus, crescono i contagi tra gli operai, stop alle fabbriche: in 10mila a casa
Ci sono anche aziende che stanno lavorando per rendere sicuri gli ambienti
TORINO. Chiuse per sanificazioni in corso o chiuse perché non possono adeguarsi alle normative di sicurezza previste per limitare il contagio. Sono due difficoltà diverse, ma frutto della stessa ansia, quelle che stanno vivendo le aziende torinesi dove negli ultimi due giorni il livello di tensione si è alzato.
Mentre tante aziende stanno facendo sforzi per rendere sicuri i propri stabilimenti, e ci stanno riuscendo, le difficoltà maggiori si riscontrano nelle imprese piccole, dove in molti casi è obiettivamente impossibile distanziare i lavoratori. Secondo un bilancio calcolato dalla Fiom-Cgil di Torino sono circa 10mila i metalmeccanici della provincia torinese che sono a casa da ieri, o lo saranno lunedì e martedì prossimo: stop negli stabilimenti in cui si sono registrati casi di positività al coronavirus, o con addetti entrati in contatto con persone contagiate al di fuori del posto di lavoro. In altri casi le fermate sono state programmate per riorganizzare la produzione nel rispetto delle direttive governative e per operazioni straordinarie di sanificazione. Lo stabilimento Teksid di Carmagnola è stato evacuato ieri per un contagio di un lavoratore nella zona fonderia. L'azienda ha deciso di mandare a casa i circa 500 dipendenti, così da avviare subito i protocolli di sicurezza. La produzione è stata immediatamente bloccata e dovrebbe riprendere martedì 17 alle ore 6. Sono però ancora da stabilire le modalità operative. E sempre nella mattinata di ieri, è stato chiuso lo stabilimento della Denso di Poirino, circa 1400 lavoratori. «Abbiamo avuto due casi ma si tratta di persone che non erano fisicamente in azienda - spiega il responsabile del personale, Marco Amelotti - quindi di intesa con l'Asl stiamo effettuando la sanificazione». Situazione particolarmente complessa alla Lear dove si attende il decreto che dovrebbe congelare gli ammortizzatori sociali, in scadenza a fine mese. «Si sta lavorando a ritmi ridotti, c'è stato un caso di positività e la situazione è esplosiva», spiega la Fim. Ad entrare in agitazione sono stati i lavoratori della Mopar. Circa 650 persone a Volvera e 70 a Rivalta hanno deciso di interrompere la giornata di lavoro, denunciando presunte carenze nei protocolli aziendali. «I lavoratori non si sentono al sicuro», ha sottolineato Gianni Mannori, Fiom.
Tra gli esempi considerati positivi dai sindacati c'è Skf che ha siglato un accordo per chiudere lunedì e martedì tutti i siti in modo da garantire sanificazione e adeguamento. Anche Prima Industrie ha rallentato la produzione stabilendo alcuni giorni di chiusura. «Per noi può essere più facile – spiega Gianfranco Carbonato, presidente esecutivo Prima Industrie S.p.A - perché non abbiamo il rischio che si interrompano contratti di fornitura internazionali. Ma per continuare a produrre è fondamentale rispettare tutte le norme. Aspettiamo dal governo le nuove indicazioni».
Carbonato è convinto che anche la situazione in Borsa è da osservare attentamente. «C’è in corso una speculazione. Credo si debba valutare l'ipotesi della sospensione delle contrattazioni».
Lutto nel mondo del giornalismo: è morto Massimo Numa, inviato de La Stampa
Dopo aver lavorato a lungo alla redazione di Savona, era approdato alla cronaca di Torino. Aveva 63 anni, da 5 in pensione
TORINO. E' morto dopo una lunga malattia il giornalista Massimo Numa, storica firma del quotidiano torinese La Stampa. Aveva 63 anni, ne avrebbe compiuti 64 a luglio ed era in pensione da cinque. Da cronista seguì alcuni fra più importanti casi di cronaca a Torino e nel resto d'Italia. Le minacce ( più che meritate visti i suoi "servizi" sulla lotta NO TAV in val di Susa, n.d.r.) ricevute da ambienti anarchici e antagonisti indussero le autorità di pubblica sicurezza ad assegnargli una scorta. Nel 2013 gli fu anche recapitato un plico esplosivo.
Numa, originario di Savona, mosse i primi passi nel giornalismo alla fine degli anni Settanta nella sua città. Dopo anni nella redazione locale de La Stampa, entrò in forza alla cronaca di Torino.
PRIMA CHIVASSO
Amazon Torrazza, i sindacati: “Sospendete le attività non necessarie”
Dopo la proclamazione dello stato di agitazione nel polo logistico
Amazon Torrazza, i sindacati chiedono di sospendere le attività non necessarie e di attivare, dove possibile, lo smart working.
Amazon Torrazza, i sindacati
Le segreterie provinciali della Filt Cgil Torino e della Nidil Cgil di Torino propongono delle richieste importanti per i dipendenti allo stabilimento Amazon di Torrazza Piemonte:
Prendiamo atto delle misure prese ed, in base al nuovo DPCM emanato l’11 marzo che prevede la necessità di sospendere le attività non strettamente legata alla produzione, vi chiediamo di attivare al più presto diverse forme di smart working per tutto il personale al quale è tecnicamente applicabile, organizzare la presenza dei dipendenti al minimo nei vari reparti e con turni di presenza alternata in modo da lasciare a casa quante più persone e sospendere tutte le attività non strettamente necessarie alla produzione quali, a mero titolo di esempio: controllo inventario e qualità, formazione, procurement.
Le altre richieste
I sindacati chiedono molte azioni a tutela dei dipendenti di questo polo logistico:
Inoltre per il personale necessario alla produzione vi chiediamo di:
Rimandiamo inoltre la necessità di sospendere le richieste di ferie o di straordinario sottolineando che lo stato di agitazione in essere, consente ai lavoratori di rifiutare qualsiasi richiesta in questo senso, anche di eventuali prestazioni in sesta giornata. Nel caso in cui sorgesse la necessità siamo disponibili fin d’ora e attivare un percorso di avviamento di ammortizzatori sociali.
VASUSA OGGI
Coronavirus, l'azienda valsusina Finder sospende la produzione: “Tuteliamo i lavoratori”
COMUNICATO DELLA FINDER
ALMESE – L’azienda Finder, multinazionale italiana con sedi produttive in Valsusa ad Almese e nel cuneese a Sanfront, da diverse settimane ha adottato delle misure straordinarie di prevenzione come: frequenti turni di sanificazione di tutti gli ambienti, la modifica degli spazi di lavoro ed ha ora deciso di sospendere le operazioni dei reparti produttivi nei propri stabilimenti per due settimane.
La sospensione, che avrà luogo da lunedì 16 fino a venerdì 27 marzo compresi, è motivata oltre che dall’obiettivo primario di salvaguardare la sicurezza dei collaboratori, dall’impatto che la gestione dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus Covid-19 sta avendo sull’organizzazione del lavoro, nonché sul corretto svolgersi delle attività di approvvigionamento e di spedizione.
Al fine di assicurare i minori disagi possibili ai propri clienti e partner, Finder si impegna a salvaguardare tutti i servizi essenziali e di comunicazione con il pubblico. In questo senso viene garantita la gestione di ordini, l’assistenza tecnica e commerciale mediante le modalità che verranno comunicate tramite i canali ufficiali dell’azienda (sito www.findernet.com e pagine dai vari social network).
I giorni di chiusura saranno coperti, nei confronti dei collaboratori, prioritariamente dagli istituti contrattuali secondo le norme vigenti, con riserva di usufruire degli ammortizzatori sociali a disposizione, ordinari o speciali.
Questa decisione, importante ed impegnativa per tutta l’organizzazione Finder, è ovviamente rivolta a fornire il massimo contributo al contenimento della diffusione del Covid-19, nella piena convinzione che con lo sforzo di tutti, si possa uscire insieme il prima possibile da questa situazione di emergenza.
Finder inoltre ha invitato i propri collaboratori, nello spirito dell’emergenza e delle norme da poco emanate, a rimanere in casa, insieme ai propri familiari, in attesa di una nuova e pronta ripartenza.
LA STAMPA VERCELLI
Effetto coronavirus sulle aziende, le Officine Meccaniche Cerutti chiudono gli stabilimenti di Casale Monferrato e Vercelli
Il provvedimento interessa circa 140 lavoratori, equamente divisi tra i due stabilimenti
CASALE MONFERRATO. Anticipando una proposta di interruzione lavorativa che i sindacati dei metalmeccanici hanno illustrato al Governo, le Officine Meccaniche Cerutti da ieri 12 marzo hanno chiuso i due stabilimenti di Casale e Vercelli, dove prestavano la loro opera circa 140 lavoratori, equamente divisi tra le due fabbriche.
Nei giorni scorsi la proprietà aveva organizzato un incontro relativo alla sicurezza concludendo che i grandi spazi delle due fabbriche consentivano di mantenere tra i dipendenti le distanze consigliate dal decreto del Governo.
Ma si è preferito bloccare la produzione di macchine per imballaggio alle quali stanno lavorando in vista dell’accordo con i due imprenditori stranieri interessati ad associarsi alla famiglia Cerutti per un maggiore sviluppo del settore. I sindacati Fiom, Fim e Uilm sono stati d’accordo sulla sospensione «tenuto conto- come ricorda il sindacalista Fiom Maurizio Cantello – che i lavoratori dal 1° febbraio godono della cassa integrazione per ristrutturazione aziendale e percepiranno circa il 75/80% di stipendio, anche se non immediatamente». Possono però chiedere un anticipo con banche che hanno sottoscritto un accordo con i sindacati. Sono la S. Paolo e la Sella.
LA REPUBBLICA LIGURIA
Da Cravasco alla Benedicta, saltano tutte le commemorazioni partigiane
Gli appuntamenti rinviati in seguito all'emergenza coronavirus
Il primo a saltare è stato il raduno di Calvari, sabato 7 marzo: rinviato a data da destinarsi il ricordo dell’eccidio in cui, il 2 marzo 1945, trovarono la morte nove partigiani delle Brigate Berto e Coduri e un prigioniero, fucilati dalla Monterosa. Poi, cancellati gli appuntamenti per ricordare i Martiri di Cravasco, a Campomorone, il 22 marzo, e così Rocca dei Corvi, sulle alture di Trasta. Poi, giovedì sera è arrivata dall’Associazione Memoria della Benedicta la nota che informa del rinvio a data da destinarsi degli eventi previsti tra il 2 e il 5 aprile per ricordare il massacro della Benedicta, uno degli eventi più importanti della memoria della Resistenza tra Liguria e Piemonte. Il coronavirus rischia di mettere in crisi anche l’organizzazione del fittissimo calendario di eventi in vista del 75° della Liberazione, il prossimo 25 aprile.
“Purtroppo sono già moltissime le iniziative saltate, da quelle intorno all’8 marzo, tra cui un evento molto importante in Valtorbella, ma anche la festa di inaugurazione per l’apertura della nuova sezione “Teresa Mattei” nel Centro Storico” sospira Massimo Bisca, presidente provinciale e coordinatore ligure Anpi. Tra i tanti rinvii, anche la riunione del Comitato permanente della Resistenza che deve mettere a punto il programma degli eventi ufficiali; “e con il rinvio della Benedicta è saltato anche una cerimonia prevista per riconoscere alla Croce Verde di Pontedecimo l’impegno che avevano avuto nel recuperare le salme dei fucilati” ricorda Bisca.
Ma il protrarsi dell’emergenza cosa potrebbe significare? Rischia di restare in
bilico anche tutto il calendario degli eventi d’aprile? “Mi sembra inevitabile
che finché questa situazione non si risolve o non migliora visibilmente, non si
potrà fare nulla, e poi si tratta di vedere: in Liguria siamo molto ligi alle
direttive stabilite, poi man mano che, come ci auguriamo, si potrà ritornare
alla normalità rimetteremo in piedi gli incontri nelle scuole e ricorderemo i
vari momenti: anche un mese dopo o ancora più avanti, non importa” precisa Bisca.
Che segnala come in questi giorni gli siano arrivate numerose telefonate
proprio da vecchi ex partigiani che consigliano di non farsi prendere dallo
sconforto, ma restare chiusi in casa e seguire le regole. “Dobbiamo prendere
l’esempio dai nostri padri e nostre madri, non solo quelli biologici, che hanno
vissuto momenti molto più difficili dei nostri e che di fronte ad ogni momento
grave e critico hanno sempre saputo rialzarsi partendo da un dato fondamentale,
quello dell’unità – conclude il presidente dell’Anpi - .E a nome di tutta
‘associazione ci tengo a ringraziare tutte le persone che stanno lavorando così
duramente per il bene di tutti, in primo luogo medici e infermieri negli
ospedali, ma anche i militi delle pubbliche assistenze e anche chi tiene aperto
il suo piccolo negozio: un presidio di socialità fondamentale”.
IL SECOLO XIX GENOVA
Genova, timori tra i dipendenti comunali. I sindacati: «Più prevenzione»
Genova – Il coronavirus colpisce anche a Palazzo Tursi, ed esplode la polemica. A risultare positivo al test è un funzionario della direzione Urban Lab, la struttura del Comune che si sta occupando, fra l’altro, del progetto del Parco del Polcevera. A darne notizia è stato il direttore della struttura che giovedì scorso 12 marzo ha informato con una lettera tutti coloro che il 3 marzo - in emergenza sanitaria già in corso - avevano partecipato a una riunione dedicata appunto al progetto del Parco.
Alla riunione era presente, infatti, anche la persona risultata poi positiva al coronavirus e - da quanto ricostruito dal Secolo XIX - era stata una riunione molto lunga e affollata. Era durata, infatti, dalle 11 alle 17, e si era svolta in una stanza al terzo piano di Palazzo Albini, in via Garibaldi, con una trentina di persone, fra cui alcuni progettisti del Parco arrivati da Milano e, almeno in alcune fasi, anche con l’assessore comunale all’Urbanistica, Simonetta Cenci. Giovedì, dopo la lettera del direttore di Urban Lab, la notizia non aveva avuto in Comune, né risonanza pubblica e nessuna comunicazione era stata data dal sindaco Marco Bucci o da altri nella riunione di giunta del pomeriggio. Il caso è esploso, invece, ieri mattina, quando la vicenda ha avuto eco su alcuni media, facendo sobbalzare e infuriare molti dipendenti e consiglieri comunali, di minoranza e anche di maggioranza, che hanno iniziato a chiedere informazioni e a protestare.
I sindacati di categoria di Cgil e Uil hanno scritto subito al sindaco Bucci per avere conferma della notizia e sapere quali misure siano state adottate a tutela dei dipendenti comunali. «Noi finora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dall’amministrazione e questo è molto grave» denunciava Maurizio Gualdi segretario generale di Fp Cgil di Genova. E «sconcerto» esprime anche Luigi Paone, della segreteria di Uil fpl, chiedendo un incontro urgente all’amministrazione. E al sindaco e al presidente del consiglio comunale, Alessio Piana, hanno scritto anche tutti i capigruppo di minoranza per chiedere informazioni sull’accaduto e sulle contromisure adottate. Ieri sera l’amministrazione, con una nota, ha fatto sapere di essere «intervenuta tempestivamente seguendo il protocollo previsto dalle norme sanitarie in materia procedendo alla disinfezione approfondita e alla sanificazione di tutte le aree lavorative dove il dipendente ha operato.
Automaticamente sono scattate le operazioni di profilassi avvisando tutti coloro che sono venuti in contatto con il soggetto trovato positivo. Le strutture sanitarie non hanno raccomandato ulteriori tamponi». Alcune persone sono in isolamento, per precauzione, e al Secolo XIX risulta che fra queste ci sia anche l’assessore all’Urbanistica Cenci. La quale, interpellata, ha risposto: «Ho la sinusite e non ho la febbre. Grazie per l’interessamento». Intanto, dopo le perplessità espresse anche da esponenti di maggioranza, è saltato il consiglio comunale di martedì.
GENOVA 24
Coronavirus, i corrieri genovesi si fermano: ritardi in vista per pacchi e consegne
I lavoratori attendono di essere riforniti di guanti e mascherine che però potrebbero arrivare solo martedì o mercoledì. I sindacati chiedono di sospendere tutte le consegne non essenziali
Genova. E’ serrata generalizzata per chiedere dispositivi di protezione individuale e rispetto delle condizioni di sicurezza per tutti i corrieri genovesi.
Questa mattina si erano fermati prima i corrieri Gls, seguiti da Tnt. Nel corso della mattina la protesta si è però estesa alla globalità dei driver di Genova comprendendo anche poi Sda e Dhl. Solo le consegne di Amazon al momento sembrano funzionare regolarmente.
“Il lavoro non riprenderà finché non saranno distribuiti i a tutti i corrieri mascherine, guanti monouso e gel igienizzante, visto che per il lavoro che svolgono la distanza di un metro non può essere rispettata” spiega Giovanni Ciaccio, Uiltrasporti Liguria. E secondo quanto appreso non sarà facile reperire in fretta i dispositivi: “Non si trovano – spiega ancora il sindacalista – ci hanno detto che forse potrebbero arrivare martedì o mercoledì e fino a quel momento le consegne non potranno riprendere”.
“Se non si blocca il trasporto bisogna però garantire che questi lavoratori lavorino in sicurezza. Lavoratori preoccupati e spaventati non tanto per loro stessi ma per le loro famiglie, vivono quotidianamente la paura di portare in casa e ai propri cari il contagio. Se si vuole continuare con le lavorazioni sicuramente c’è bisogno di più tutele anche con modalità operative diverse come la situazione d’emergenza impone” spiegano in una nota Francesco Bottiglieri e Mirko Filippi della Fit Cisl Liguria.
La situazione nelle diverse aziende dal punto di vista delle dotazioni è in ordine sparso. Le dotazioni mancano ai driver di Sda e Gls, mentre ai lavoratori di Dhl, Bartolini e Tnt sono state consegnate: “L’azienda si è mossa abbastanza velocemente a differenza di altre – spiega Marco Gallo, Filt Cgil – ma tra i corrieri prevale una paura del contagio assolutamente giustificata. Per questo lunedì i corrieri Tnt riprenderanno a lavorare ma solo per consegnare beni essenziali soprattutto agli ospedali e agli altri servizi pubblici. Le consegne ai privati saranno rinviate”.
Una scelta che potrebbe essere fatta anche dagli altri driver: “E’ una situazione di confusione e paura del contagio proprio nel momento in cui a causa dei negozi chiusi aumentano notevolmente le richieste di beni da parte dei privati – dice ancora Gallo – Ma in questo momento una risma di carta o un materasso riteniamo possano attendere e come sindacato chiediamo che sia completamente fermata la consegna di beni non essenziali, fino a che l’emergenza non terminerà”.
IL SECOLO XIX LA SPEZIA
La spezia, lavoratori senza protezioni: scatta l'ondata degli scioperi
La Spezia - Il lavoro si ferma davanti al diritto alla salute sui posti di lavoro che non viene garantito. Si ferma oggi sino all'una di notte il porto della Spezia. Nell'azienda Leonardo le Rsu hanno chiesto la sospensione delle attività produttive la prossima settimana e l'utilizzo dei permessi speciali per i primi tre giorni della prossima settimana. Anche l'Arsenale militare manda i dipendenti a casa, attuando il lavoro agile dove possibile. Per i dipendenti di Fincantieri però è il danno e la beffa. Il lavoro si ferma per adeguare il cantiere, sanificando i locali e attuando tutte le misure necessarie per contenere il rischio contagio.
Due settimane di stop, ma senza l'utilizzo della cassa integrazione o degli
ammortizzatori sociali. Bensì imponendo ai lavoratori di anticipare le ferie
collettive, le due settimane di stop di agosto. Che verrebbero così utilizzate
da lunedì 16 marzo a sabato 29. La decisione «unilaterale» di Fincantieri,
e che riguarderà anche lo stabilimento del Muggiano, viene definita fa Fiom e
Fim «inaccettabile. Non possono essere sempre i lavoratori a pagare le crisi.
Tuteliamo il diritto alla salute ma anche la dignità del lavoro». L'accordo non
è stato firmato dai rappresentanti sindacali spezzini. «Fincantieri utilizza
gli strumenti contrattuali senza confronto con le organizzazioni sindacali. In
attesa di una soluzione che chiarisca il quadro di riferimento degli
ammortizzatori sociali da applicare – scrive la Uilm in un documento a parte –
ribadiamo la necessità che i lavoratori restino a casa». I sindacati hanno
avanzato anche la proposta che possano essere utilizzate piuttosto le ferie
pregresse per alcuni giorni per poi arrivare a definire gli ammortizzatori
sociali. E ieri hanno consegnato al prefetto una black list di aziende spezzine
che risultano inadempienti sulle disposizioni di sicurezza sanitaria. Un elenco
lunghissimo, che tocca i settori sanità, vigilanza, enti locali, credito,
porto, call center, pulizie, trasporto pubblico e molti altri.
Praticamente ovunque mancano mascherine e non vengono rispettate le distanze. Scarsa anche l'applicazione del lavoro agile, da casa. Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha fatto appello alle ditte del territorio: «Lavorare in sicurezza è l'unica condizione imprescindibile per contenere la diffusione del virus». Un monito anche da Ance: «Chiediamo un provvedimento che consenta di sospendere i cantieri, non ci sono le condizioni per poter proseguire». Su Fincantieri, dove il caso era esploso dopo il primo contagio tra i dipendenti, interviene il mondo politico. «Lo scambio non può essere salute in cambio di lavoro» ammonisce Antonella Franciosi di Italia Viva. «Questa situazione straordinaria e di emergenza non gravi sui dipendenti» interviene l'onorevole Raffella Paita. «La Marina militare – accusa Rifondazione Comunista della Spezia – non voleva ritardi nella consegna delle navi in cantiere: lo Stato da una parte invita a stare a casa e dall'altra pretende di proseguire la produzione di navi militari». Da ieri pomeriggio intanto è fermo il porto della Spezia. Hanno incrociato le braccia prima i lavoratori dell'indotto poi anche quelli del terminal Lsct. Le mascherine non ci sono, gli spogliatoi sono chiusi, non c'è vigilanza. E alcune mansioni o lavorazioni non consentono di lavorare in ambienti sicuri, garantendo la distanza di almeno un metro. «Non vogliamo che qualcuno di noi porti a casa un virus letale per noi e i nostri famigliari» hanno detto i lavoratori. Ieri sera una riunione fiume in collegamento con la sede dell'Authority tra i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e delle aziende. Il segretario generale Francesco Di Sarcina ha preso l'impegno perché aziende dell'appalto e indotto garantiscano tutte le misure previste dal decreto.
Intanto però, non avendo nulla di concreto in mano, la protesta non si
ferma. Ieri una conference call intanto il capo di stato maggiore della Marina
ha invitato i vertici dell'Arsenale a mandare a casa più persone possibili, da
lunedì, effettuando lo smart working. Rimangono nel sito solo i lavoratori
indispensabili. Agitazione anche in Leonardo (Oto Melara) tra i dipendenti, che
si dicono «fortemente preoccupati, in una grande azienda come questa è
difficile rimanere isolati». Ci sono problemi tecnici di connessione poi nello
smart working. Fim, Fiom e Uilm nazionali sono arrivati anche a chiedere la
sospensione per la prossima settimana. Le Rsu invitano tutti i dipendenti, da
lunedì a mercoledì, a rimanere a casa «utilizzando gli strumenti messi a
disposizione dagli accordi fatti dal sindacato come lo smart workin e
l'utilizzo di 24 ore delle 64 di permessi speciali».
LA GAZZETTA DELLA SPEZIA
La Spezia, il porto sciopera fino alla mezzanotte di domani
In Autorità portuale si riunisce il Comitato igiene e sicurezza. Mancano le mascherine e ci sono continui assembramenti di lavoratori
Non ci sono abbastanza dispositivi di protezione individuale e nemmeno un’adeguata organizzazione del lavoro per evitare gli assembramenti degli operatori.
Queste le ragioni principali che hanno portato Cgil, Cisl e Uil a proclamare uno sciopero unitario, fino alla mezzanotte di domani, sabato 14 marzo, dei lavoratori del porto della Spezia.
La discussione con terminalisti e operatori portuali, che prosegue da diversi giorni, non ha prodotto un accordo tra le parti: i punti critici restano in particolare la fornitura di mascherine protettive, praticamente introvabili, e gel disinfettante, la sanificazione dei locali e i continui assembramenti nelle aree di lavoro, anche negli spogliatoi durante il cambio turni. Una situazione potenzialmente esplosiva.
“Non siamo riusciti a trovare una quadra soddisfacente – spiegano Fabio Quaretti della Filt-Cgil, Marco Furletti della Uiltrasporti e Marco Moretti di Fit-Cisl – nonostante le aziende e l’ Autorità portuale in qualche maniera si siano attivati. In questa fase emergenziale possiamo concentrare i nostri sforzi solo per garantire al paese l’approvvigionamento dei generi di prima necessità, le altre movimentazioni superflue devono essere evitate. È l’unica maniera per evitare che la catena della logistica collassi. In questo momento si deve ragionare più in ottica di sistema portuale al di là dei perimetri delle singole aziende, bisogna lavorare tutti insieme. Sarebbe stato importante se stamattina Lsct avesse accettato la proposta di fare un tavolo congiunto con l'indotto".
Nel pomeriggio si è anche svolta una riunione del Comitato di igiene e sicurezza dell’Autorità di sistema portuale, da cui però non sono emerse novità di rilievo. Il rischio, se non si troverà presto un accordo, è che i lavoratori decidano di mettersi in malattia, come hanno già fatto in molti.
Fincantieri, Fim e Fiom: "No alle ferie forzate dei lavoratori"
I due sindacati chiedono che si usino gli ammortizzatori sociali
“E' inaccettabile la decisione unilaterale di Fincantieri di obbligare i lavoratori a prendere le ferie forzate durante il periodo di sanificazione dell'Azienda. Vanno utilizzati gli ammortizzatori sociali.” Così Gianluca Tavilla, Fim Cisl e Mattia Tivegna, Fiom Cgil della Spezia.
I due esponenti sindacali continuano: “Non possono essere sempre i lavoratori a pagare le crisi, tanto più questa, una epidemia che mette a dura prova il tessuto economico e sanitario del territorio. Dobbiamo tutelare il diritto alla salute, ma anche la dignità del lavoro. Per i lavoratori di Fincantieri si attivino quindi gli ammortizzatori previsti dal DPCM del 11 marzo. Come Sindacati ci impegneremo per fare valere gli inalienabili diritti individuali e collettivi, come quello del recupero psicofisico, e con tutte le iniziative sindacali necessarie.”
Rifondazione vicina ai lavoratori Fincantieri
"Non devono pagare loro per questa emergenza"
Rifondazione Comunista spezzina esprime vicinanza e solidarietà a tutti i lavoratori Fincantieri costretti a usufruire delle ferie forzate in questo momento così difficile per la vita del Paese a causa del corona virus. Prima la resistenza da parte dell'azienda (e quindi dello Stato) a dichiarare lo stop al lavoro dopo il primo caso di infezione, ora il tentativo di scaricare ai lavoratori il peso della situazione. Questo atteggiamento non è assolutamente tollerabile.
La Marina Militare non voleva ritardi nella consegna delle navi in cantiere: è curioso che lo Stato da una parte inviti a rimanere a casa tutta la popolazione per difendere la salute pubblica e dall'altro pretenda di proseguire la produzione delle navi militari, che in questo gravissimo momento non rappresentano certo una priorità nazionale.
Nessun lavoratore, non solo dell'orbita Fincantieri, deve pagare il prezzo di questa emergenza. Lo stato si attivi fin da subito a meccanismi di salvaguardia assoluta di ogni posto di lavoro e integrazioni salariali immediate dalle partite Iva ai lavoratori della ristorazione e di tutti i settori produttivi e di servizio costretti a chiudere o a ridursi fortemente. Si proceda contestualmente a sanificare ogni ambiente di lavoro. Troppo spesso in questi giorni di tensione ed emergenza si è giocato, e con ipocrisia, con la salute della persone e dei lavoratori.
Coronavirus, Fincantieri chiude per 15 giorni per riorganizzare il lavoro secondo le nuove normative
L'appello del sindaco Peracchini agli imprenditori: "Tutelare i lavoratori vuol dire tutelare il nostro Paese"
Fincantieri chiude per 15 giorni per riorganizzarsi e dare garanzie di maggiore tutela dei lavoratori. Lo annuncia il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini.
E' la risposta alle richieste arrivate dai lavoratori e alle immagini viste anche negli ultimissimi giorni di bus pieni di operai e dipendenti negli orari di ingresso e di uscita dallo stabilimento.
Nel periodo di chiusura del cantiere si lavorerà anche per risolvere questo problema: "Rivedremo la frequenza dei mezzi ATC- annuncia il primo cittadino - per intensificare le corse negli orari in cui le persone si recano a lavorare e ridurle nelle altre fasce orarie quando gli autobus circolano ora, fortunatamente, quasi vuoti visto che la gente deve muoversi da casa il meno possibile".
Nel videomessaggio il sindaco rivolge un appello a tutti gli imprenditori, non solo per il rispetto delle regole, ma per la massma osservanza di tutte le nuove normative: "Tutelare i lavoratori vuol dire tutelare il nostro Paese".
E ai lavoratori dice: "Continuate tutti a pretendere il rispetto delle misure di sicurezza".
SAVONA NEWS
Val Neva e Val Pennavaire, i cittadini lamentano gli odori dell'impianto di Zuccarello: "Il disagio è continuo, persistente e grave come sempre"
"Chiediamo ai sindaci locali di mettere in atto le azioni più idonee perché tutto ciò finisca così da non aggravare la salute dei cittadini"
"I cittadini della Val Neva e Val Pennavaire dopo una pausa forse troppo prolungata riprendono voce per informare che anche in periodo di Coronavirus il disagio odorigeno procurato dall’impianto di bitume sito in Cava Isola non ci abbandona, anzi è continuo, persistente e grave come sempre".
Queste le parole del gruppo di cittadini che da anni si batte contro l'impianto di Zuccarello.
" Questo fine settimana poi, caratterizzato da una bassa pressione che ha coinvolto le nostre valli, ha visto la “nube malefica” sprigionata dal camino dell’impianto di bitume, miscelarsi alle nubi basse. Questa situazione, per nulla eccezionale, ha procurato così un ambiente ovattato da umidità e puzza che ha stazionato in valle per tutto il giorno. Ora ci chiediamo come sia possibile che in piena emergenza Coronavirus con attività che si fermano e cittadini invitati a rimanere in casa per i gravi rischi di contagio, questi “signori” siano autorizzati a immettere in atmosfera sostanze che potrebbero indebolire gli organi respiratori soprattutto di bambini e anziani già minacciati dal virus. Perché ci chiediamo questo tipo di attività non rientra in quelle che dovrebbero quantomeno ridurre la lavorazione se non addirittura fermarsi? Sono forse produzioni indispensabili come le scorte alimentari?" continuano i cittadini della Val Neva e Val Pennavaire.
" Stanchi di questi continui disagi anche quando appaiono provocatori, come in questi casi, chiediamo ai sindaci locali di mettere in atto le azioni più idonee perché tutto ciò finisca così da non aggravare la salute dei cittadini ed esprimere con forza il loro disappunto nei confronti della ditta Icose per aver sottovalutato le condizioni atmosferiche e valutato invece come prioritario solo l’aspetto economico (il profitto)" concludono.